Myourself
*Persona(1966) - Ingmar Bergman. *Music: Paranoid Android - Radiohead - Brad Mehldau.*
*Persona(1966) - Ingmar Bergman. *Music: Paranoid Android - Radiohead - Brad Mehldau.*

“Carla non riesce ad aprire l’occhio sinistro. Ha l’alito cattivo, i dolori forti alle gambe. Ventisette luglio: ieri sera Carla non riusciva a ingoiare e non si reggeva sulle gambe. Io però l’ho vista in piedi. Sta perdendo le scorze degli occhi. Mi sono svegliata e Carla aveva il viso insanguinato”.
Ai piedi dell’albero c’è un tesoro. Gli alberi vedo che s’intrecciano, Titina mi dice delle condizioni di Carla, gli alberi crescono per lei. Noi preghiamo. Carla dice che ci sono 4-5 diavoli. Padre Pio, seduto in bagno, gli ha detto di seguirla.
Quinta malattia. Carla non può più poggiarsi sulla gamba sinistra. È gonfia, non riesce a fare nulla e le fa male anche molto il collo.
Sesta malattia. Ho sognato la malattia di Carla. Tutti mi compassionavano ed io entravo nel vicolo del Corpo Morto. Ho sognato anche Angioletto che provava ad aiutarci ma non ci riusciva”.
Stefania Tupputi "Diario"
Hai voglia di metterlo quel vestito/ ora/ fingi distrazione/ ma gli occhi/ mentendo un sorriso/ spaccano un desiderio/ di fragile emergenza/ d'essere vestita di quel vestito/ perchè mi piace//. Mordi il labbro e ti specchi dove/ cercandomi guardarti/ al bordo del letto/ sfilaccio/ in mano un cuore che pensa/ avido. Di te.

Scrivere è entrare nell'affermazione della solitudine, dove incombe la fascinazione. E' consegnarsi al rischio dell'assenza di tempo, dove regna l'eterno ricominciamento. E' passare dall'Io a l'Egli, di modo che ciò che mi avviene non avviene a nessuno, è anonimo per il fatto che mi concerne, si ripete in uno sparpagliamento infinito. Scrivere è disporre il linguaggio sotto la fascinazione, e , per mezzo di esso, in esso, restare in contatto con l'aerea assoluta, là dove la cosa ridiventa immagine, dove l'immagine da allusione a figura, diventa allusione a ciò che è senza figura, e , da forma disegnata sull'assenza, diventa l'informe presenza di questa assenza, l'apertura opaca e vuota su ciò che è quando non c'è più mondo, quando non c'è ancora mondo.
M.Blanchot, Lo spazio letterario.
Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?
Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E tutto trafelato,
fra le burrasche di polvere meridiana,
si precipita verso Dio,
teme d'essere in ritardo,
piange,
gli bacia la mano nodosa,
supplica
che ci sia assolutamente una stella,
giura
che non può sopportare questa tortura senza stelle!
E poi
Cammina inquieto,
fingendosi calmo.
Dice ad un altro:
"Ora va meglio, è vero?
Non hai più paura?
Sì!?"
Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?
Vladimir Majakovskij

Riflesso nel vetro il mio viso bagnato. Un viso simile a un fiore.
Come se stesse svelando segreti.
Io non dormo sogno da sveglio i tuoi occhi e i miei nei tuoi si torcono.
- A -
Il Blog si sposta su piattaforma WORDPRESS e diviene un sito (quasi).
Parte dei contenuti presenti su questo blog verranno spostati. Subito dopo questo blog verrà chiuso. Anzi lasciato qui ad ammuffire, come a testimoniare del nostro passaggio. Documento incontestabile della nostra venuta. Impugneremo questo blog di fronte ai tribunali di tutto il mondo per dire: Noi c'eravamo!
[un folle dentro un cassetto]
www.eggs.altervista.org
BLOG/SITO: www.eggs.altervista.org/blogW
Antonin Artaud
Sono tornato a casa e ti ho scritto. Per la prima volta.
Ricordo solo nuvole e capelli e, mani vicino ai tuoi occhi neri più della notte. La tua carne blu corrusca così densa da restare immobili.
La polizia era arrivata. Non mi hanno nemmeno visto o, pensano che sia colpevole. Poi sono arrivati gli altri che chiedevano e già inventavano una storia su di te e su di me, come hanno fatto quasi tutti i nostri amici. Lo sai che è così. Ci parlavano dietro e anche ora li sento nelle loro camere, ignoranti, che ci guardano come una coppia ormai finita.
Bè auguri. E’ finita davvero.
Rimane il tuo corpo che non è più tuo ormai, l’hai dato svestito in pasto alla gente. Possono fare di te ciò che vogliono ora. Non mi importa più.
E tutti a chiedere : cos’è successo, cos’è successo.
Nulla è successo.
Che manichino che sei. Vergognati. Ti passa a fianco l’asfalto e tu sei tutta svestita, carne e sangue, e qualche cosa che assomiglia a un vestito da sera, grigio a brandelli, misto a carne rossa come le tue labbra. Ti sei truccata pesantemente. Appari un tantino sconosciuta.

there's a gap between
there's a gap where we meet
where i end and you begin
and i'm sorry for us
the dinosaurs roam the earth
the sky turns green
where i end and you begin
i am up in the clouds
i am up in the clouds
and i can't and i can't come down
i can watch and can't take part
where i end and where you start
where you, you left me alone
you left me alone.
X' will mark the place
like parting the waves
like a house falling in the sea.
i will eat you alive
i will eat you alive
i will eat you alive
i will eat you alive
there will be no more lies
there will be no more lies
there will be no more lies
there will be no more lies
radiohed, Hail to the thief, 2003